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Intolleranze alimentari: quali e come riconoscerle

Tutte le indicazioni nell'articolo di Erica Rosati e Francesca Ardone, nutrizioniste in Parma

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Intolleranze alimentari: quali e come riconoscerle

Intolleranze alimentari: quali e come riconoscerle. Le reazioni averse al cibo si differenziano in allergie e intolleranze. Facciamo chiarezza: le prime sono mediate dal sistema immunitario e ne prevedono il coinvolgimento, le seconde no. Il National Institute of Allergy and Infection Diseases (NIAD) nel 2010 definisce le intolleranze come “reazione non immune che include meccanismi metabolici, tossici, farmacologici e indefiniti”. Quando mangiamo i nostri cibi preferiti, ingeriamo con essi determinate sostanze che possono stimolare il sistema immunitario. Quest’ultimo le riconosce come estranee e mette in atto una serie di reazioni che conseguono in una rosa di sintomi: nausea, emesi, sintomi intestinali, rinite, manifestazioni cutanee, angioedema. Nel caso delle intolleranze i sintomi sono simili e per questo confondibili, ma non dipendono dall’attivazione del sistema immunitario. Una grande differenza tra questi due fenomeni sta nel fatto che l’allergia non è dose dipendente, mentre i sintomi correlati all’intolleranza peggiorano aumentando la dose di alimento consumata. Le intolleranze più comuni sono nei confronti di: istamina, solfiti, zuccheri fermentescibili, glutine e lattosio.

Intolleranze alimentari: quali e come riconoscerle

Istamina

L’istamina è un’ammina biogena derivata dall’amminoacido istidina e presente in numerosi alimenti nei quali la concentrazione aumenta all’aumentare del tempo di conservazione. Tra gli alimenti che ne contengono la maggior quantità vi sono i cibi fermentati, conservati, formaggi stagionati e salumi. L’istamina non è contenuta solo negli alimenti ma viene anche prodotta dal nostro corpo in risposta all’attivazione del sistema immunitario a seguito di infezioni o reazioni allergiche. Alcuni alimenti, come alcol, cacao e pomodori stimolano la diffusione in circolo di questa sostanza con conseguenze quali: prurito, mal di testa e rinite.

Solfiti

I solfiti sono additivi alimentari contenuti ad esempio nel vino bianco e nella frutta essiccata e la loro funzione è quella di conservare questi prodotti. Le reazioni che conseguono alla loro ingestione sono soggettive e maggiormente acute nei soggetti asmatici.

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Intolleranze alimentari: gli zuccheri fermentescibili (FODMAPs)

I FODMAPs sono un gruppo di carboidrati presenti in un’ampia varietà di cibi e sono stati identificati come trigger della sintomatologia in pazienti affetti da IBS. I FODMAPs si trovano facilmente in frutta, verdura e cereali. Le proprietà osmotiche di questi zuccheri e la capacità dei batteri che risiedono nel colon di fermentarli, causano richiamo di acqua e gonfiore addominale. Questi meccanismi risultano in sintomi come: diarrea, flatulenza, gonfiore, crampi e dolore addominale.

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Glutine

il glutine è la proteina maggiormente presente nel grano ed è composta da un complesso proteico costituito da gliadina e glutenina. Il glutine è il trigger per reazioni immuni in soggetti con malattia celiaca e allergia al grano, ma è anche associato a sintomi gastrointestinali e non come: mal di testa, ottundimento, affaticamento, fibromialgia e rash cutaneo.

Intolleranze alimentari: il lattosio

Il lattosio è uno zucchero composto da glucosio e galattosio che può essere scisso nell’intestino tenue nelle sue unità ad opera dell’enzima lattasi. Il deficit ereditario di questo enzima è molto raro, infatti nell’essere umano la sintesi si riduce dopo lo svezzamento (non persistenza della lattasi) e per questo motivo quella al lattosio è una delle intolleranze più diffuse in età adulta. Com’è possibile quindi continuare a consumare alimenti contenenti lattosio? Il microbiota intestinale gioca un ruolo fondamentale in questo senso. Quando il lattosio non assorbito raggiunge il colon, i batteri che si trovano in questo tratto dell’intestino lo metabolizzano producendo acidi grassi a corta catena e gas (idrogeno, anidride carbonica e metano).

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Un’intolleranza si riconosce quando i sintomi gastro enterici derivati dalla produzione di queste sostanze emergono entro 30 minuti/poche ore dall’ingestione di alimenti contenenti lattosio. Altri sintomi correlati possono essere mal di testa, emicrania ed affaticamento che possono essere sovrapposti ai sintomi di fibromialgia e IBS, per questo motivo può capitare che ad un’autodiagnosi di intolleranza al lattosio sottostiano in realtà altre condizioni morbose. Le persone con lattasi non persistente dovrebbero comunque consumare piccole quantità di alimenti contenenti lattosio, questo zucchero ha una funzione prebiotica e induce un adattamento del microbiota capace di digerire lattosio.

Questi sono gli unici elementi che possono dare intolleranza, le diete rigide di eliminazione totale dell’alimento incriminato non sono mai una buona idea. Rivolgiti a un nutrizionista per affrontare il problema.

Erica Rosati e Francesca Ardone

Francesca Ardone e Erica Rosati
Francesca Ardone e Erica Rosati

Erica Rosati e Francesca Ardone, Biologhe Nutrizioniste, esercitiamo insieme la loro professione a Traversetolo, in provincia di Parma. Erica Rosati è laureata in Scienze Erboristiche e dei Prodotti della Salute presso l’Università di Parma e ha terminato gli studi laureandosi con lode in Scienze della Nutrizione Umana, curricula Nutraceutica al San Raffaele di Roma con una tesi dal titolo “Ruolo del Microbioma nella Tolleranza Alimentare e possibile utilizzo di Nutraceutici nella modulazione della Risposta Immunitaria”. Francesca è laureata in Scienze Biologiche presso l’Università di Parma e ha terminato gli studi presso la stessa Università, laureandosi con lode in Biologia e Applicazioni Biomediche, curricula Biologia della Nutrizione con una tesi dal titolo “Applicazione della dieta chetogenica nella gestione glicemica del paziente con DMT1”.

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